Ci sono storie che devono essere raccontate, non importa attraverso quale mezzo, ma vanno raccontate, perché i loro protagonisti e le loro azioni non devono essere dimenticati. Una di queste storie è quella di Peppino Impastatoche Marco Tullio Giordana ci presenta ne I Cento Passi.
l film racconta la vera storia di Giuseppe Impastato, detto Peppino, nato a Cinisi, Sicilia a soli "100 passi" dal boss della mafia Tano Badalamenti. Fervente antimafioso, Impastato, fu ucciso dalla mafia lo stesso giorno in cui fu trovato il cadavere di Moro. Dapprima la sua morte fu liquidata come un suicidio e relegata in brevi trafiletti. Solo dopo molti anni viene condannato all'ergastolo come mandante del suo assassinio il boss Gaetano Badalamenti.
Marco Tullio Giordana ricostruisce ne "I cento passi" la sua vita di giovane militante politico che attraverso Radio Aut (radio libera da lui fondata) conduce la sua lotta contro la Mafia.
La forza del film sta nella bravura di Giordana sta nel raccontare la vita di Peppino senza scadere in macchiette folkloristiche e digressioni didattiche, ma in maniera corretta e misurata raccontandoci le speranze e i sogni di chi lottava per i propri ideali, senza rendersi conto dell'importanza dei suo gesti. Rimane da brividi la scena finale dei funerali dell protagonista, seguiti da 1500 amici e compagni di lotta, sulle note struggenti di "A whiter shade of pale" dei Procol Harum.
E' un film da vedere, da mostrare nelle scuole, non solo per omaggiare un eroe italiano, ma anche per capire quale sia il vero senso della politica, non una lotta per il potere, ma un impegno per migliorare il proprio mondo.
Anno di pubblicazione: 2000
Interpreti:
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I CENTO PASSI - Marco Tullio Giordana
MY FAIR LADY - George Cukor
Il tema dell'”eroe contadino” è ricorrente e sfruttato a piene mani nella letteratura mondiale, sia che si tratti dell'impavido povero che si trasforma in cavaliere, sia della pastorella che si tramuta in principessa.
In My fair lady tocca a una fioraia dei ceti cittadini più bassi elevarsi al rango di gran signora. Di per sé non sarebbe nemmeno una storia così interessante se non fosse che alla fine, di tutte le fatiche e le vittorie vissute, resta ciò che davvero rende interessanti i due protagonisti, cioè il desiderio di cogliere l'unica vera vittoria che può dare ad essi la felicità, cioè, ovviamente, l'amore e l'affetto reciproco.
Tuttavia c'è ancora dell'altro, My fair lady è una riflessione, per quanto in chiave ironica, sul rapporto fra le varie classi sociali e sulla ricerca della felicità da parte di entrambe. Logicamente si suppone che i ricchi siano molto più vicini dei poveri a una simile conquista ma Cukor sembrerebbe tentare di instillarci quanto meno un dubbio in merito. Osservando infatti l'allegria scriteriata del padre sciupone di Eliza, senza un soldo ma sempre pronto alla risata e soprattutto libero come l'aria, si ha la netta sensazione che viva una vita di gran lunga più soddisfacente di quella dei tanti aristocratici ingessati che passano noiosamente il tempo guardando le corse dei cavalli e gli assurdi vestiti delle signore.
Higgins, che fa la parte del demiurgo, trasforma padre e figlia in perfetti signori, con l'intento di migliorarne la vita ma in realtà ne aumenta solo il tenore, a scapito proprio della libertà, di cui prima, seppur nella loro semplicità, godevano. Dopo la trasformazione, entrambi finiscono col venire ingabbiati, incastrati nel meccanismo. Solo l'amore e la fiducia fra gli amanti potrà ridare ad essi ciò che avevano perduto. L'amore come elemento base, unico ingrediente necessario per realizzare veramente le nostre vite.
Anno di pubblicazione: 1964
Interpreti:
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MARY POPPINS - Robert Stevenson
Un classico senza tempo è tale quando lo si può apprezzare in qualsiasi momento ed età. Questo film ne è un esempio. Stupisce sempre nelle opere Disney la capacità di creare atmosfere fiabesche, anche quando a recitare ci sono attori in carne e ossa. Colpisce anche l'intento moralista, sempre presente ma mai troppo evidente per infastidire. Come la critica nei confronti dei genitori “moderni”, in particolare le madri, le quali, totalmente assorbite dal proprio desiderio di emancipazione, si dimenticano dei propri figli. Ma anche dei padri, troppo intenti nel proprio lavoro, più rivolti al tentativo di arricchire che a mantenere semplicemente la famiglia.
La semplicità sarebbe invece la chiave di volta dei genitori adottivi dei due piccoli Banks, Mary Poppins, appunto e lo spazzacamino Bert, i quali vivono la vita da una prospettiva molto vicina a quella infantile. Si tratta di una esortazione ad affrontare la propria esistenza sforzandosi di cogliere il lato positivo in ogni cosa, quel “poco di zucchero” che ispira una delle tante canzoni presenti. E` questo l'aspetto che rende questo film buono per tutte le stagioni.
Anno di pubblicazione: 1964
Interpreti:
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Ulteriori informazioni sull'autrice Pamela Lyndon Travers dal cui romanzo è stato tratto il film
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NESSUNA VERITA` - Ridley Scott
L'ultima fatica di Ridley Scott non è certo un capolavoro, tuttavia non lascia insoddisfatti. Senza mai raggiungere l'eccellenza, si mantiene comunque su buoni livelli in tutti i reparti.
Tratto dal libro del columnist David Ignatius, è ineccepibile dal punto vista tecnico (cosa che si darebbe per scontata visti i budget a disposizione ma che è giusto sottolineare, dal momento che c'è chi riesce a fare delle bischerate pur con un sacco di soldi a disposizione), racconta una storia molto attuale con toni drammatici, valide scene d'azione e il giusto grado di suspence. Il trittico Scott-DiCaprio-Crowe ha il profumo del boccone succulento ed è così molto facile farsi tirare dentro il film e godersi una pellicola che, anche se al primo impatto ha tutto l'aspetto della solita “americanata”, sa tuttavia offrire temi interessanti e validi spunti di riflessione.
In Nessuna Verità viene messo in risalto il contrasto stridente fra due mondi distanti che si scontrano, che non si capiscono ma che hanno bisogno l'uno dell'altro. Una difficile convivenza, che avrebbe bisogno di fiducia reciproca per diventare stabile ma che le troppe differenze non aiutano a realizzare.
Ciò che viene suggerito è il rapporto fra la crescita culturale di un individuo e di un'intera società. Da una parte il medio oriente, mondo antico, che fa della propria storia la propria forza, solidi principi, tradizioni secolari su cui si basa la propria stabilità, il proprio equilibrio, esattamente come l'uomo maturo, giunto a una posizione in cui non è ancora anziano, non è ancora arrivato ma comincia a sentire la forza cagionata dalla propria ormai considerevole esperienza, una consapevolezza di sé che gli dona una certa sicurezza e l'orgoglio di colui che fin lì c'è arrivato. L'altra faccia della medaglia è la naturale diffidenza verso il nuovo, lo sconosciuto, ciò che avanza, che si presenta alla porta. Può rappresentare una sfida o una minaccia, molto dipende da come esso si presenta.
Questa è la gioventù, le nuove leve, coloro che hanno energia da vendere e tanta voglia di dimostrare. La giovinezza dona ad essi una forza che per il maturo comincia a diventare un ricordo. Si crea il cosiddetto scontro generazionale, che da sempre anima i rapporti padre -figlio.
L'America è ovviamente la forza fresca che si propone al mondo come nuovo interprete delle sorti dell'umana commedia e la sua irruenza, la sua voglia di imporsi, di manifestarsi, la porta inevitabilmente a imperversare dovunque lo ritenga utile. Di conseguenza la porta anche a scontrarsi con chi c'era prima, con chi pretende il rispetto dell'anziano ma non ha la forza per ottenerlo.
La soluzione è semplice a dirsi ma non a farsi. Il rispetto del giovane nei confronti del vecchio, la comprensione del giovane da parte del vecchio, è un binomio difficile da coniugare ma che rappresenta l'unica strada per una pacifica convivenza.
Anno di pubblicazione: 2008
Interpreti:
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LA MALEDIZIONE DELLA PRIMA LUNA - Gore Verbinski
Tanto bello è questo film tanto brutti sono i suoi seguiti, sui quali non mi soffermerò.
Grazie a questo film e a Master & Commander il genere delle avventure in mare ha ripreso nuovo slancio. In particolare La maledizione della prima luna (un premio speciale per lo slancio di fantasia nel tradurre il titolo originale) aggiunge un tono divertente che ben si adatta all'ambientazione e che a molti ha ricordato il bellissimo Monkey Island.
Molti sono gli ingredienti che rendono riuscito questo film. Tanto per cominciare la trama, che riesce a mettere insieme praticamente tutti i temi più classici del genere senza per questo portare confusione in chi assiste. C'è davvero tutto: i pirati, ovviamente, la nave fantasma, la marina reale, il tesoro, i Caraibi. E poi ci sono i personaggi: l'eroe, la bella, il capitano malvagio, l'ufficiale inflessibile. Chi fa la parte del leone è però il capitano Jack Sparrow (“mi chiamo Guybrush Threepwood, un temibile pirata!”, ops! Scusate, stavo facendo confusione...), uno di quei personaggi che “spacca”, nel senso che conquista subito la platea e non si fa dimenticare nemmeno una volta usciti dalla sala cinematografica. Dopotutto non potrebbe essere altrimenti quando, fin nelle prime scene, si presenta al molo di Port Royal scendendo con tutta la nonchalance di cui è capace da una nave ormai praticamente affondata per tentare poco dopo e con un'immensa faccia tosta di rubarne nientemeno una della flotta britannica.
Tutto il pacchetto funziona a meraviglia: i personaggi sono convincenti, la trama scorre veloce, con il giusto mix di azione, mistero e intrigo e il lieto fine corona una storia ben confezionata. Di certo buona parte del merito va a un Johnny Depp mattatore, evidentemente a suo agio nei panni del pirata strafottente ma ciascun attore ha saputo dare il proprio contributo con efficacia, ben diretti da Gore Verbinski. Film da vedere con tutta la famiglia, non troppo violento, non troppo mieloso, qualche brivido e tante risate.
Anno di pubblicazione: 2003
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IL PADRINO Parte II - Francis Ford Coppola
Per ragioni principalmente commerciali, moltissimi registi, in seguito al successo ottenuto con un loro lavoro, si cimentano nella produzione di un seguito, nella speranza di bissare gli incassi.
La storia insegna che questa operazione riesce raramente e solo i fan più incalliti “tengono duro”, sorbendosi anche l'immancabile terzo episodio che generalmente conclude la cosiddetta trilogia.
Nel caso del Padrino parte 2, l'intento riesce discretamente, anche se non raggiunge i livelli di altri più riusciti sequel. Il seguito proposto da Coppola riprende le fila del discorso lasciato nel primo episodio e svolge gli avvenimenti successivi, presentando allo stesso tempo un parallelo con quello che si potrebbe definire un “prequel”, ovvero la storia di don Vito Corleone ai tempi della sua giovinezza. Spetta a De Niro questa volta indossare i panni del decano della famiglia, compito non facile visto l'oscar ottenuto da Marlon Brando per lo stesso ruolo. Eppure anche il vecchio Bob (che allora era molto giovane) riesce nell'impresa. Ancora a bocca asciutta Al Pacino che pure lo meriterebbe ma che si deve accontentare delle nomination.
L'opera, come la precedente, resta un piacere per gli occhi, per la bellezza delle scene, per le performance degli attori. La trama stenta invece a decollare, afflitta da una lentezza che porta lo spettatore a stupirsi del fatto che, giunti alla fine del primo tempo, si sia ancora appunto al primo tempo. Probabilmente a salvare capra e cavoli è proprio il flashback che è invece davvero interessante, ricco di spunti e con la stessa atmosfera drammatica che già si respirava nel primo episodio. La storia “attuale” invece non aggiunge un granché a quanto già visto, si limita a seguire la storia del figlio del grande boss, Micheal Corleone, sempre più prigioniero del proprio ruolo, sempre più isolato e fautore egli stesso della distruzione della propria famiglia, bene ultimo nella concezione mafiosa che qui invece finisce col disgregarsi.
Molto interessante il personaggio della moglie Kay, interpretata da un'appassionata Diane Keaton, una figura apparentemente secondaria che si rivela invece la chiave di volta della rovina del padrino. E` lei infatti l'unica vera ribelle che tenta di liberarsi dai tentacoli del boss. Il suo dramma è quello di farlo quando ormai è troppo tardi, la sua colpa quella di aver chiuso gli occhi di fronte all'evidenza, sedotta dalle agiatezze che la vita criminale le aveva regalato, incapace di rendersi conto che la libertà era l'unico bene di cui avrebbe avuto bisogno ma che gli sarebbe stato per sempre negato. Facile immaginare che Coppola abbia voluto impersonificare in questo personaggio l'America tutta, complice degli apparentemente convenienti traffici che la mafia offriva, ma cieca di fronte alle catene che questa le avvolgeva inevitabilmente intorno.
Anno di pubblicazione: 1974
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MASTER AND COMMANDER: SFIDA AI CONFINI DEL MARE - Peter Weir
Finalmente chi ama le avventure in mare a bordo di velieri splendenti può tornare a sorridere. Dimostrando che il genere è tutto fuorché passato di moda, Peter Weir sforna un pezzo di grande cinema, ribadendo una volta di più che non sono i generi o le ambientazioni a diventare obsoleti ma solo i modi con cui si raccontano le storie.
Basandosi sui romanzi di Patrick O'Brian, Weir mette in campo tutta la propria abilità e i mezzi di Hollywood per produrre una pellicola spettacolare, avvincente, ambientata negli spazi sconfinati dell'oceano e in quelli angusti di una nave da guerra del primo ottocento.
Protagonista dell'avventura è Jack Aubrey (nei cui panni troviamo un Russell Crowe perfettamente a proprio agio) il quale, accompagnato dall'inseparabile dottor Maturin (Paul Bettany, efficace controparte), dà la caccia a un'agguerrita imbarcazione francese, la quale gli darà filo da torcere per tutta la durata del racconto.
Quello del fortunato capitano di corsa non è però solo un viaggio avventuroso ma anche un percorso di vita. In un ambiente così piccolo come quello di una nave, unico luogo sicuro nel mezzo della capricciosa moltitudine del mare, ogni sensazione, ogni esperienza viene portata all'estremo. Ed ecco, anche un'amicizia duratura può essere messa a dura prova, così come la propria autorità di comando. Atti di eroismo e di coraggio si susseguono, momenti di paura e di pericolo, estremi che emergono in un ambiente estremo.
Il mare catalizza da sempre l'umano pensiero. Al di là delle scorribande per la conquista di un bottino, resta sempre il mistero di un ambiente sconfinato nel quale anche gli uomini più potenti diventano piccoli. Si prova il bisogno di fermarsi, riflettere, tentare di capire il mare, fino, se necessario, entrare in contatto con esso, divertirsi con esso, giocarci come si può giocare con una tigre.
E' questo il fascino che noi proviamo nei suoi confronti, quello di una bestia sanguinaria, spietata e bellissima, per la quale proviamo attrazione e paura allo stesso tempo. Una sorta di danza, dove solo i ballerini più abili ed esperti possono tentare le evoluzioni più splendide e gratificanti, senza cadere. Ed è importante non cadere, perdere il controllo significa consegnarsi nelle sue mani e il mare, si sa, non perdona.
Anno di pubblicazione: 2003
Interpreti:
Ulteriori informazioni su Peter Weir
Leggi la nostra recensione sul primo libro della serie di Patrick O'Brian, Primo comando
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